26 anni dopo, le vittime di Bhopal cercano ancora giustizia
La notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1984, quaranta tonnellate di gas letali fuoriuscirono dagli stabilimenti della Union Carbide Corporation di Bhopal, India, contaminando in modo permanente un’area di circa 40 km quadrati.
Durante un’operazione di manutenzione nello stabilimento, si era verificato un catastrofico travaso nelle cisterne dell’impianto che contenevano isocianato di metile, un composto tossico estremamente instabile e pericoloso.
A quell’epoca la Union Carbide, a fronte di un ingente calo nelle vendite del pesticida, stava tentando di abbattere i costi di produzione, riducendo le misure di sicurezza. La notte del disastro, i principali sistemi di sicurezza dell’impianto erano stati disattivati e non erano funzionanti.
Prima che qualcuno potesse realizzare la portata complessiva di quello che stava accadendo, tutta la città fu avvolta da dense nubi di veleno.
Le persone si svegliavano tossendo, cercando di respirare, con gli occhi che bruciavano. Alcuni cadevano uccisi dalle esalazioni mentre cercavano di scappare. Altri morirono negli ospedali dove i medici, senza alcuna informazione esatta sulla natura dell’avvelenamento, furono letteralmente sommersi da un flusso crescente di persone che chiedevano di essere assistite.
Tre giorni dopo circa 8.000 persone erano morte per l’esposizione diretta ai gas e altre 5.000 avevano riportato danni permanenti alla salute.
La Union Carbide non fece nulla per avvertire i residenti del disastro imminente, non spiegò come si potessero limitare i terribili effetti del gas, ad esempio bendando ed inumidendo gli occhi o restando dentro casa con le finestre chiuse. Né fu chiarito ai medici quale fosse il composto che stava causando la morte di migliaia di persone innocenti. L’azienda decisa l’evacuazione della fabbrica, lasciando tonnellate di rifiuti tossici in tutta l’area del disastro.
Oggi si stima che l’accaduto sia costato la vita a ventimila persone. Ma le conseguenze interessano più di mezzo milione di sopravvissuti. Ogni mese in media 10-15 persone continuano a morire per gli effetti a lungo termine dell’avvelenamento e circa 150.000 sono tutt’ora in attesa di interventi medici urgenti.
26 anni dopo, la Corte Indiana ha deciso di punire la più grave tragedia dell'industria moderna con 100.000 rupie (circa duemila dollari) di multa e due anni di carcere che i sette dirigenti dello stabilimento esploso non sconteranno. I giudici hanno contestato solo una "criminale negligenza umana", condannandoli al massimo della pena prevista dal codice per questo reato. Assente al tardivo processo, tra l'altro, il principale indiziato Warren Anderson. L'ex capo della potente multinazionale Union Carbide non è mai stato estradato dagli Stati Uniti, e il governo indiano - che ha impiegato 19 anni per richiedere la sua consegna - non ha mai insistito per averlo al processo dopo il diniego di Washington.
A rendere ancora più amara la sentenza per le vittime, si aggiunge il fatto che uno di loro, Keshub Mahindra, iniziò subito dopo la tragedia una carriera fulminante di magnate industriale, fino a creare il più grande impero di veicoli industriali e trattori dell' India, Mahindra & Mahindra. La Daw Chemicals che nel 2001 rilevò la Union Carbide, si è sempre rifiutata di ereditare i debiti legali della società, e ancora opera liberamente in India con numerose consociate. Uno dei brevetti di produzione dei pesticidi dello stabilimento di Bhopal è stato anche venduto a una società del Gujarat e rende ancora proventi cospicui.
Ma le vittime, in lotta per la giustizia dal giorno della tragedia, non si sono rassegnate e hanno fatto ricorso contro il verdetto. Che è stato accolto: un panel di 9 ministri si occuperà di riesaminare il caso.
La commissione, guidata dal ministro dell'Interno P. Chidambaram, riesaminerà ''tutti i documenti, concentrandosi piu' specificatamente sulle persone che non hanno ricevuto un risarcimento adeguato in tutti questi anni'', ha detto il ministro dell'Informazione Ambika Soni.
Il panel, il cui responso sarà comunicato dal Primo Ministro entro 10 giorni, includerà il ministro della Salute Gulab Nabi Azad, il ministro della Giustizia Veerappa Moiley e il ministro dell'Ambiente Jaipal Ramesh.
L'ultima parola sulla tragedia di Bhopal non è ancora stata detta.
