Colombia: Santos è il nuovo presidente. Ma il 57% dei colombiani continua a non votare.
"Sono il presidente dell'unità nazionale". È iniziato così il primo discorso di quello che, domenica 20 giugno, è diventato il nuovo presidente della Repubblica colombiana. Con il 69 percento delle preferenze, Juan Manuel Santos ha battuto il rivale Antanas Mockus, fermatosi a quota 27 e si è confermato così erede del capo di Stato uscente, Alvaro Uribe. Le sue prime parole pronunciate dopo la vittoria sono state un corale invito a tutti i cittadini, un incitamento a lavorare uniti per realizzare un grande accordo in nome della prosperità del paese. Ha quindi rivolto un forte messaggio di riconciliazione agli esponenti della Giustizia, per recuperare un rapporto frantumato dal suo antecedente, ha poi inneggiato al compromesso di lavorare per i più poveri e strizzato l'occhio alla comunità internazionale e soprattutto ai paesi confinanti, con i quali i rapporti sono glaciali da anni. Una recita perfetta, che ha toccato tutti i punti deboli dell'operato dell'alleato Uribe, e che evidenzia la natura trasformista e scaltra del nuovo inquilino di Palazzo Narino. Che ha in effetti combattuto l'unico vero testa a testa solo con l'astensionismo, che anche stavolta ha avuto la meglio superando ogni aspettativa: il 57 percento degli aventi diritto, due punti in più della primera vuelta, ha deciso di non recarsi alle urne, istigando gli analisti alle più colorite scuse: dalla pioggia ai mondiali.
"La parabola di Santos rientra nella norma, nella tradizione di questo paese. Nessuna eccezione, nemmeno stavolta". Guido Piccoli, scrittore e commentatore di esteri, esperto delle questioni colombiane - alle quali ha dedicato il suo libro Colombia, il paese dell'eccesso - ha commentato così a Peacereporter i risultati di questa campagna elettorale finita domenica.
"Nonostante la bolla mediatica e l'onda anomala di internet, il rivale di Santos, Antanas Mockus, è stato palesemente sconfitto. Il fenomeno Verde si è sgonfiato. E questo significa solo una cosa: i sondaggi, anche là, sono sostanzialmente falsi. Non è credibile che i due siano stati appaiati in qualche momento della campagna, tanto meno è pensabile lo siano stati a una settimana dal voto. Questi sondaggi servono soltanto a chi li commissiona. Non solo sono sistemati a hoc, pilotati, ma portano in sé un deficit fondante: essendo fatti per telefono, non raggiungono la maggioranza e vanno a rappresentare solo quella infinitesima parte che si può permettere un fisso o un cellulare. È chiaro quindi quanto i risultati siano lontani dal rispecchiare la situazione di una Colombia dove buona parte della popolazione vive in bilico fra uno e due dollari al giorno. E non si pensi che i più poveri non stiano con il potere costituito, perché, invece, si tratta dell'anello più debole e ricattabile della società, e sono anche fra i più rassegnati".
"Ci sono molte voci che raccontano come si fa a far crescere un oppositore che più di tanto non può arrivare e che non ha una base strutturata e se a questo ci aggiungi le frodi elettorali, che sono all'ordine del giorno, i giochi sono fatti. E se si pensa - riprende Piccoli - che in Colombia la società incaricata di controllare la correttezza del voto è alle dipendenze de El Tiempo, che è di proprietà della famiglia Santos, c'è poco da sperare. Questo gioco taglia le gambe a qualsiasi altro partito o a qualsiasi accordo fra partiti. Dunque ha vinto Santos e a batterlo ci è riuscito solo l'astensionismo".
Dunque Mockus è stato sì un fenomeno nuovo, un personaggio differente che ha parlato con linguaggio colorito alle nuove generazioni, ma soltanto a quelle appartenenti alle classi abbienti urbane. Il resto del paese, i contadini delle zone remote, forse nemmeno sarebbe riuscito a seguire i filosofeggianti ragionamenti del professore verde.
"Dopo queste elezioni, niente cambia - aggiunge Piccoli - Certo, Santos non è Uribe. Santos viene da una famiglia tradizionale, potente da sempre, mentre Uribe era l'esempio perfetto di una famiglia di nuovi ricchi assetati di notorietà e potere, ma riguardo ai temi principali, giustizia sociale, impunità, rapporto con gli Usa, conflitto armato, niente nuove. Pari sono. Tali e quali. E va da sé che la violenza non avrà nessuna soluzione di continuità. Solo ieri c'è stata l'ennesima imboscata delle Farc, che possono sì aver subito molte perdite, essere state costrette a ritirarsi, ma che sono ben lungi dall'essere sconfitte, ben lungi dallo scomparire. Le contraddizioni di questo enorme paese restano, profonde, e quindi resterà anche la guerra. Non ci sarà nessuna possibilità di pace. Non vedo nessun grande cambiamento. Anzi, visto che Santos è ancora più inviso di Uribe ai paesi vicini, nonostante i buoni propositi, tensione e freddezza cresceranno. E come se non bastasse non dimentichiamo che Santos è il padre della tragedia dei falsos positivos, quella che è una delle peggiori violazioni dei diritti umani in un paese assuefatto a subirne di ogni ordine e grado".
Stella Spinelli
