Diario Salvadoregno 4
In questa settimana gli avvenimenti più importanti partono da venerdì.
Infatti alle sei del mattino partiamo con Tilo destinazione "San Antonio del Mosco" (e "mosco", non ci crederete, ha proprio il significato di "marito della mosca"!!!!), una delle regioni e delle parrocchie più povere.
Nelle tre ore di viaggio mi faccio raccontare da Tilo (il nome completo è Rutilio Sanchez) qualche cosa della sua storia.
Ragazzi, che uomo!!!
Giovane prete, prima che entrasse nella guerriglia attentarono alla sua vita ben undici volte, in tutti i modi, anche con la classica "bomba sotto la macchina", e si è quasi sempre salvato grazie alla protezione che gli dava il suo popolo, i suoi parrocchiani. Roba da far drizzare i capelli!!!
Tilo non ama molto parlare di sé. È un uomo di una intelligenza pari alla sua straordinaria semplicità. Io l'ho un po' "costretto".
Naturalmente, come ciascuno di voi che, come me, si impegna quotidianamente nella costruzione di questo benedetto mondo più giusto e fraterno, mi faccio la domanda più semplice e spontanea:" io, al posto suo, cosa avrei fatto"?
E mi sono immediatamente venute alla mente le parole di Gesù, di quel Gesù di Nazareth che, non dimentichiamolo, è la radice della nostra associazione, della nostra identità e pedagogia:
"quale amore più grande di colui che da la propria vita per gli amici"!
E ancora:
"chi non è capace di preferire me (il Suo Sogno, la Sua Utopia, il Suo essere Voce dei privati della Voce, il Suo risorgere nella carne dei "condannati di questa terra") alla sua stessa vita non può essere chiamato mio discepolo"!
Non lo so! Non lo so! È vero, il suo racconto mi entusiasma, mi emoziona, mi smuove ogni energia. Però è facile in una macchina durante un viaggio. Ma nella realtà? Fino a che punto sono e sarei coerente con quanto continua ad affermare, a "credere di credere"?
Ecco, la mia venuta qui dovrà servirmi anche questo: sperimentare nella durissima quotidianità del popolo oppresso e contadino, costretto a lotte durissime non solo per la semplice sopravvivenza, ma anche per difendere la propria terra e la propria acqua dalla voracità dell'oligarchia locale e del grande capitale internazionale.
Vedremo!!!
Arrivati a San Antonio del Mosco (non ridete! In effetti le mosche e i "moschi" risultano essere pochissimi, almeno in questo finale della stagione secca!!!), Tilo si mette immediatamente a lavorare, una riunione non facile con i "promotori della Parola", una specie di responsabili delle piccole comunità cristiane delle varie frazioni e frazioncine di questo poverissimo comune.
Lo spettacolo della natura è bellissimo, montagne tutt'attorno, ruscelli in ogni vallata. Chissà come sarà dopo le prime piogge di maggio con il verde variegato che esploderà ovunque!
A mezzogiorno mi capita uno dei fatti più simpatici che mai si siano capitati.
Finita la prima parte della riunione, interessante e piena di spunti anche per me ( tra cui il concordare sul fatto che Gesù di Nazareth non ci "rivelato la Verità", ma ci ha comunicato, per chi vuole seguirlo, la "Sua sete di Verità", quella che lo ha portato a donare la sua vita", e ancora sul fatto che "Gesù non è morto sulla Croce, ma lo "hanno assassinato con la croce", e ad assassinarlo non sono stati "i giudei", ma il potere politico romano ed il potere politico/religioso/economico dei giudei", proprio come accade adesso in ogni parte del mondo per i poveri condannati a morte per assassinio, tortura, emarginazione, fame e sete e violenza!!!), dicevo che finita la riunione sono andato a passeggio sulla montagna più vicina. Raggiungo un bellissimo albero di manghi (un frutto tropicale che credo conosciate tutti). Arrivato a quattro/cinque metri mi tirano un mezzo mango rosicchiato in una maniera strana. Naturalmente, essendo sotto l'albero, non riesco a vedere che possa trovarsi sopra, magari seduto appoggiato al tronco. Dopo qualche secondo di incertezza faccio per muovermi con l'intenzione di salutare e immediatamente, qualora ne sia il caso, andarmene per la mia strada. Faccio un altro metro ed ecco che, come prima, mi tirano un altro mezzo mango rosicchiato come il primo. Allora penso che ci sia una coppia che non vuole essere disturbata, e così mi allontano proseguendo il mio cammino. Ma, fatti una decina di metri, mi giro e vedo che non c'è nessuno dietro l'albero, mentre uno scoiattolo si sta allontanando calmo calmo voltandosi di tanto in tanto con uno sguardo imbronciato! E già, poverino! Si stava godendo i suoi manghi e io lo avevo disturbato, e senza correre sparisce dietro il declivio che era a una ventina di metri!!!
Beh, vi dirò, aveva tutte le ragioni, perché ho preso due manghi e vi posso assicurare che erano più dolci di un favo di miele! Mai mangiato manghi così!!!
Verso le tre sono salito sulla corriera per andare con Josè a casa sua per passare la notte.
La corriera! Proprio come quelle che si vedono nei film, con quel muso davanti che sembra un treno a vapore e la carrozza colorata in maniera incredibile!
Dopo una mezz'oretta scendiamo e . via a piedi su sentieri sopraffatti da un cumulo di povere incredibile! Il caldo toccava i 48 gradi perché i sentieri erano tutti assolati!
Arriviamo a casa verso le 16h15.
Quanta povertà! Niente acqua, niente elettricità, muri di argilla, tetto in vecchissime lamiere, pavimento di terra, anche un po' sconnessa. Nessun armadio. Una amaca all'esterno, una all'interno, due letti (che poi scoprirò essere anche comodi, fatti con rete di tessuto di canna!), e all'angolo, nascosta a chi entra, la cucina con il fuoco senza camino e un bidone per l'acqua. Nemmeno una finestra per rischiarare l'ambiente o far entrare l'aria.
L'acqua di per se non è un gran problema, perché un po' più giù c'è un rubinetto da cui sgorga l'acqua presa a una delle innumerevoli sorgenti di cui è ricca la montagna. E andiamo subito a visitare una di queste sorgenti, e Josè mi spiega che una cinquantina di famiglie si sono consorziate e che, nella loro miseria, hanno costruito un rete di tubi che trasporta l'acqua da due di queste sorgenti, senza il minimo appoggio del comune o dello stato!
Josè è padre di sei figli. Sua moglie, Maria, è una donna semplice, povera, incolta, tutta dedita alla famiglia, con una forza un coraggio ed una serenità da invidiare.
La figlia più grande, Estefanie, ha 17 anni e da uno lavora in una piantagione di caffè. Si alza ogni mattino alle 3h30 per prendere il bus della cooperativa alle 4h30, lavora fino alle 14 per tornare a casa verso le 16h00. Il suo è l'unico stipendio della casa perché il lavoro di Josè, promotore della parola,è volontariato!!!
Il più piccolo, Pablito, ha 18 mesi, e già cammina e corre e . gioca a pallone!!! Dopo le prime incertezze siamo diventati amici, come con Fernando, 5 anni, con Maria, 8anni, con Emi, 10 anni. Il secondo figlio, Josè di 14 anni, vive a San Antonio dallo zio per poter proseguire gli studi.
Dopo la cena, poverissima ma deliziosa (addirittura "crema di fagioli"!!!) subito a letto.
Mi infilo nel mio sacco a pelo, trovo che il letto è molto comodo, e mi preparo a gustare un meritato riposo.
MACCHÉ! UNA TRAGEDIA!
Dopo nemmeno un'ora di sonno, un indemoniato cane comincia ad abbaiare contro la presenza di due o tre mucche nei suoi pressi ,ed ha abbaiato come un forsennato per tutta la notte, fino a poco prima che Estefanie si alzasse per andare a lavorare. Uscita Estefanie tiro un sospiro di sollievo, mi giro e . il gattino di casa comincia a miagolare dentro questa unica stanza e a rantolare per chiedere, credo, da mangiare che naturalmente nessuno gli da. Josè, che dorme vicino a me, abituato a tutto questo, dorme tranquillo.
Alle 5h30 in piedi, e in quali condizioni lo potere immaginare!
Dopo una parca colazione saluto tutti e con Josè partiamo per tornare a piedi a San Antonio.
E io che credevo di essere un camminatore, ancora giovane e forte!!!
I primi km sono stati uno scherzo. Quando poi il camino si è fatto ripido e la lunga, lunghissima, interminabile discesa si fatta ripida, e sempre più ripida, sono venuti a galla tutti i miei anni. Le gambe cominciavano a non reggermi più, letteralmente! Prima con miseri espedienti mi fermavo facendo finta di niente, poi ho dovuto chiedere pietà e fermarmi più volte! È crollato un mito!!!
Il pomeriggio con il parroco, un giovane simpaticissimo e impegnatissimo al fianco della sua gente, mi ha portato a bagnarmi in un'ansa del torrente Tortola, proprio quella che una multinazionale americana vorrebbe chiudere con una diga per dare vita ad un immenso lago che allagherebbe terre e case di migliaia di persone che ora vivono e lavorano su quella terra che da secoli appartiene loro. E non solo! Il clima di queste vallate cambierebbe drasticamente e velocemente, facendo alzare la temperatura già alta di per se, con conseguenze incalcolabili sull'eco sistema.
Tutte le varie comunità si stanno mobilitando e organizzando incontri e manifestazioni, e padre Tilo con la sua Equipe li sta aiutando.
Ecco, qui si tocca con mano la vastità e la profondità del dolore degli oppressi, come tante volte ho provato in Africa, nei nostri progetti, ma qui si tocca con mano che quando la gente prende coscienza e si organizza allora risplende la dignità che si costruisce, nella fatica, nel dolore amaro, nella lotta apparentemente senza speranza, ma con una energia e una costanza meravigliose.
Alle 12 della domenica siamo ripartiti per andare in una chiesetta molto carina dove padre Tilo ha celebrato la commemorazione dei martiri di un'altra strage, sette persone, sei uomini e una donna, ammazzati uno a uno nelle loro case davanti ai loro familiari, e tutti sgozzati e decapitati!!!
Erano presenti i loro figli, mogli, genitori, fratelli e sorelle. Avevano addobbato la chiesetta in maniera fantastica, e all'offertorio uno dei loro parenti ha portato all'altare le foto delle vittime, una per una, foto che sono state poste a corona della croce che campeggiava dietro l'altare. Padre Tilo era stato parroco in quella zona, e li conosceva tutti. Una commozione incredibile.
Alla fine della messa la solenne promessa di ripetere la commemorazione ogni anno, con la stessa solennità. E mentre un gruppo musicale ha cominciato a suonare, fuori si potevano mangiare dei piatti preparati sul momento. Davvero molto molto bello e commovente.
Tornando a casa nessuno dei due ha parlato.
Io cercavo di coltivare quei sentimenti di commozione e di calore umano che avevo provato, ma anche il pensiero su quale sarà il mio impegno, qui non appena padre Tilo mi darà finalmente una destinazione, in Italia quando ritornerò.
Una cosa è certa: non sarò più lo stesso!
Migliore? Peggiore? Non lo so, ma certamente non sarò più lo stesso.
Sento crescere l'ansia e la sete di giustizia e di verità, sento crescere la presenza in me dell'indicibile e incommensurabile dolore creato dall'ingiustizia e dalla menzogna, dal crudele potere del dio danaro e del dio della guerra, aperta o nascosta che sia.
Sergio Spina, un carissimo amico che alcuni di voi conoscono, amico anche del Granello, di ritorno dalla sua esperienza in Chiapas nei villaggi zapatisti, ha scritto un libro eccezionale, l'unico edito finora dal Granello di Senape, intitolato: "Mai più senza di voi"!
Adesso capisco la ragione di questo titolo!
Una cosa è certa: non sarò più lo stesso!
