Dairio Salvadoregno 7
Carissimi amici, eccomi per il nostro appuntamento settimanale.
A dire la verità pensavo di non avere molto da raccontare a parte alcune riflessioni e sensazioni. Fino a giovedì, infatti, le giornate si sono susseguite nella calma più assoluta. Pioggia ogni giorno. Ogni giorno seminare il mais, e ormai sono divenuto un esperto. Notti ancora "incompiute" perché non ho fatto ancora una pace duratura con l'amaca. Fagioli a colazione e a pranzo e crema di fagioli la sera con la possibile variante dell'uovo, sempre accompagnati dall'immancabile e buonissima "tortilla" di mais, a cui magari manca un po' il sale.
Le giornate scorrono quindi serene e trovo il tempo per pensare, pregare, scrivere, e giocare con le bambine.
Venerdì decidiamo di andare alla città di Barrios per vedere, tra l'altro, come rinnovare l'abbonamento internet che scade martedì 19.
Siamo Adrian, Jorge e io che, per adeguarmi al territorio, parto sombrero in testa e machete con guaina di cuoio al fianco: da vero salvadoregno!!!
Partiamo alle 5h00 !!!
Tutto regolare all'andata, anche l'ora e quaranta minuti di cammino con la solita terribile salita finale per arrivare a San Antonio. Prendiamo il bus delle 7h00 e dopo 40 minuti siamo a Barrios. Qui facciamo delle compere: un paio di scarpe da ginnastica per me, rigorosamente cinesi (vedremo quanto durano), qualche prodotto per l'agricoltura e verdura per la casa. Difatti, come avrete già capito, in casa non si mangia mai la verdura, e questo naturalmente non è buono. Cerchiamo anche dei semi per coltivare verdura a casa, ma Adrian mi dice che la figlia conosce un agronomo che verrò venerdì prossimo e li faremo portare da lui perché costeranno di meno, se proprio non ce li regalerà.
Il ritorno . Beh! Il ritorno ve lo raccomando!
Invece di prendere il bus, Adrian ci dice che c'è un'occasione di un Pick Up che ci porterà fino a Carolina, un'altra cittadina ai bordi del torrente Tortola i cui cittadini sono impegnati anch'essi nella lotta contro la diga.
Il conducente è un meccanico e va a Carolina per aggiustare la macchina di un amico di Adrian, Canizales, che è lì con noi sul Pick Up.
Noi quattro siamo allo scoperto e, guarda caso, appena partiti si scatena un tormenta da paura. Acqua a catinelle e vento da portarti via! In più al meccanico manca la chiave numero tre, e allora . invece dei previsti 20 minuti solo un'ora e mezza per le continue fermate per cercare la chiave!
Comunque alla fine arriviamo.
Già! Arriviamo!!!
Il camioncino di ferma proprio al bordo del fiume che, a causa delle piogge, si è gonfiato e la sua larghezza è di almeno 40 metri.
Adrian mi aveva parlato di questo passaggio da farsi con una barca.
Guardo un po' sorpreso quello che sta accadendo una volta scesi. Adrian parla con Canizales e si avvia verso il boschetto che fiancheggia il fiume. Gli domando il perché, e come risposta si mette a ridere, sguaina il machete e con pochi colpi "fabbrica" quattro bastoni.
Intanto vedo il signor Canizales che si toglie scarpe, calzini e pantaloni e . capisco!!!
La barca non c'è, e bisogna attraversare il fiume a piedi!!!
Beh, non vi nascondo che ho avuto un po' di fifa, anche se ho cercato di nasconderla al meglio.
E proprio come nei film, pantaloni e machete in testa, scarponi sulle spalle uno davanti e uno dietro, e . dentro il fiume, in mutande e a piedi scalzi!!!
E ci fosse stato un centimetro di sabbia! Niente! Tutte e solo pietre: grandi, piccole, medie, rotonde, piatte, appuntite!!! E il fiume che spingeva, e spingeva! E Jorge che davanti a me mi gridava "più in alto, più in alto", mentre Adrian era davanti a noi.
Tralasciando il dolore ai piedi, ad un certo punto non capivo più dove stavo andando tanta era la forza della corrente e i vortici che si creavano in continuazione. Per fortuna è durato un solo momento!
Dopo almeno 15 minuti di lento e sofferto cammino siamo comunque arrivati, ed è stato lì che ho scoperto che il "Passatore" era proprio il signor Canizales!!! E ridendo Adrian mi dice che questo signore gli aveva assicurato che il fiume e "facile" da passare!!!
Comunque è stato bello, ma proprio bello!
Poi un'ora di cammino normale e siamo di nuovo a casa! Sono le due del pomeriggio.
Dopo un pranzetto con fagioli (ma guarda un po'!) e un uovo con pezzettini di peperone comprato al mattino (e come l'ho mangiato con gusto!) e tortillas bollenti, e dopo un breve riposino, siamo andati a seminare nell'ultimo pezzettino di campo in basso, verso il fiume.
Il sabato per la prima volta cambio lavoro: con Jorge andiamo a "chapodar"!!! Con il machete saliamo ad un terreno non lontano da casa e tagliamo tutti i cespugli o canne o rami bassi per preparare il terreno per la semina.
Il bello del lavorare qui è che nessuno ti mette fretta, non c'è l'ansia di finire presto per andare a fare un altro lavoro!
Abbiamo lavorato per circa tre ore e mezza, e abbiamo finito il campo. Qui temevo mi spuntassero le vesciche, ma solo sul mignolo sinistro c'è stato un accenno.
Sapete, lavorando con Jorge ho avuto modo di fare due riflessioni per me molto importanti.
¨ Quando seminavo con lui cercavo di stargli dietro e di arrivare prima io alla fine del filare. Mi sentivo in competizione. La "competizione" è uno dei cardini di questa nostra "civiltà". Ma mi sono chiesto con tutta sincerità perché mi dovevo sentire in competizione con lui. Che senso aveva. E cosa succedeva se arrivavo prima io! In che cosa era meglio "arrivare prima"! E mi sono detto che era veramente stupido! Era davvero stupido vedere in Jorge un "concorrente"! e allora ho pensato a come nel nostro mondo occidentale tutto è competizione, sempre "gli altri" sono avversari da battere: nel commercio, nella politica, nello sport, in famiglia tra fratelli, a scuola tra compagni, e così via! Ma perché non far prevalere invece il sentimento della "collaborazione", del "camminare insieme", del "favorire l'altro"! Abbiamo costruito una civiltà che vive grazie alla competizione, e se non sei capace di competere e di vincere la concorrenza "sei morto", "non sei nessuno"!!! E poi parliamo di stress, di nevrosi, di ansia, di dover vivere sempre di corsa! Ma non vi sembra tutto questo stupidamente mostruoso e mostruosamente stupido? Non si vivrebbe con molta maggiore serenità e gioia senza questo tarlo della competizione? Se nelle nostre scuole e nelle nostre famiglie e nei nostri gruppi si insegnasse la collaborazione, il "servizio all'altro" non ne deriverebbe una società stupenda?
¨ L'altra riflessione, simile a questa, è stata sul mito del "migliore"! Sempre dobbiamo essere i primi, i "migliori"! E cosa non si fa per essere "migliori", per "vincere". E io mi sono domandato in che cosa la mia vita sarebbe stata più bella e felice se io fossi stato migliore di Jorge nel seminare il mais! Oggi si sta affermando in Italia il concetto del "merito"! Non voglio qui fare un trattato, per carità, però se uno è più intelligente di un altro e riesce meglio perché bisogna premiarlo? E se un è più forte di un altro e resiste di più perché bisogna premiarlo? In una sola cosa nasciamo uguali, o "dovremmo" nascere uguali, ed è la dignità umana. Ed invece si sostituisce la dignità umana con un serie di idoli che uccidono l'armonia e la vita: il mito del migliore, del merito, della vittoria, del "di più"!!!
Non potete nemmeno immaginare quale serenità mi abbiano procurato queste due semplici riflessioni. Certo, viverle per me non sarà facile, perché ci siamo nutriti e siamo cresciuti in questa mentalità. Però ho passato un po' di tempo a "pensarmi" non competitivo e senza la voglia di "essere il migliore", ed è stata una piacevolissima sensazione di pace interiore.
Domenica, non essendoci don Antonio per la messa, siamo andati, con tutta la famiglia, alla "celebrazione della Parola" in una chiesettina vicino alla casa, a una decina di minuti di salita. Era stato annunciato che dopo la celebrazione ci barabba stata una riunione per la lotta contro la diga.
Naturalmente io mi aspettavo innanzitutto una celebrazione in cui la parola, magari anche grazie all'assenza del sacerdote a al fatto di essere una comunità territoriale, la parola fosse data alla comunità, alla gente.
Ed invece no! Dopo la lettura dei tre brani, e questo per me è già eccessivo per l'attenzione e la riflessione, sarebbe forse meglio se ne leggessero solo due, c'è stato il monologo del "delegato della Parola".
Questo mi è dispiaciuto moltissimo, perché, secondo me, la "Parola di Dio" ha come funzione quella di smuovere e nutrire le coscienze delle persone, ed è a loro che è diretta, è nella loro libera maturazione che scaturisce luce e forza per la vita.
Naturalmente questa sensazione amara l'ho ben tenuta nascosta quando mi hanno chiamato a salutare la comunità e a dire due parole. E le due parole le ho dette sul brano in cui il centurione romano Cornelio si pone in ginocchio ai piedi di Pietro! Un comandante della forza di occupazione si umilia di fronte a Pietro, un giudeo, uno del popolo dominato ed oppresso. Potete ben immaginare quello che ho detto sulla dignità della persona come ce la insegna Gesù, soprattutto di quelle che i "grandi" e i "potenti" schiacciano, umiliano, disprezzano.
Poi una delusione ancora più grande è stata la riunione. Non un uomo presente, le poche donne distratte dai bimbi, e ancora il "Delegato della Parola" che parla da solo e che dice cose scontate, senza coinvolgere la gente, senza dibattito, senza approfondimenti.
Nonostante il dolore e la delusione,la mia conclusione è che non ho il minimo strumento per poter giudicare, che invece debbo approfittare di questo per cercare di capire.
Ed infatti ho deciso di parlarne con padre Antonio, che qui è il leader della lotta contro la diga, e con padre Tilo, e da loro cercherò di apprendere il più possibile.
Però non posso nascondervi che quel senso di amarezza e di delusione mi hanno accompagnato per tutta la giornata.
Ho passato un'ora, nel pomeriggio, a veder scorrere l'acqua del fiume e a "lasciarmi andare".
Però .
Giuliano
